Grotte di Frassassi, emozione pura

Amici di Carlottissima!

Chi mi conosce sa che le Grotte di Frasassi nelle Marche per me non sono una novità: le ho già visitate in passato, ma questa volta ho scelto di fare il percorso speleologico insieme a mio figlio Francesco.

All’interno delle Grotte di Frasassi

Emozionante, divertente, adrenalinico e incredibilmente suggestivo.
Se ne avete l’occasione, non mancate di fare una escursione alle grotte scegliendo di cimentarvi in una avventura niente affatto proibitiva: ecco perché!

Tanto per cominciare, l’ingresso alle Grotte è quasi insospettabile, relegato com’è lungo la strada della Gola della Rossa, il grande Parco Naturale che il fiume Sentino ha scavato erodendo le rocce nei milioni di anni della sua storia.

Ma noi non ci lasciamo ingannare e ci avviciniamo all’entrata. Pronti? Via! 

Carlotta e Francesco

Si comincia: dopo aver varcato i tornelli, si passa per gli spogliatoi dove si viene equipaggiati con tuta, stivali in gomma e caschetto.
Una breve sosta per cambiarsi e poi subito fuori per le prime istruzioni.

Ecco allora che ci vengono spiegati i movimenti corretti per agganciare e sganciare i moschettoni, come ci si deve tenere alle corde di sicurezza, come ci si comporta nei passaggi angusti all’interno delle grotte.
Sale un po’ di tensione, ma ci sta: l’adrenalina rende tutto ancor più emozionante!

All’interno subito il primo “Ohhhh”: l’ Abisso Ancona è una grotta talmente bella, grande ed imponente che rimanere senza fiato è il minimo che possa accadere.

Poi si avanza con passo calmo, ma certo non rilassato: sappiamo che il meglio è arrivare là dove gli “altri”, i turisti “normali”, non possono avvicinarsi.
Si apre un cancellino, et voilà… l’avventura inizia qui.
La prima parte del percorso è abbastanza agevole, il fango c’è, ma tutto sommato non dà fastidio.
Si inizia a prendere confidenza con l’ambiente e con il gruppo.
Seguire le indicazioni dei nostri Master, Graziano e Andrea, è tassativo: la disciplina in questo ambiente è fondamentale.

Il silenzio qui è totale: a parte le nostre voci, nulla trapela dall’esterno.
E non c’è nemmeno il più remoto caso che si verifichi una inondazione: le grotte si sono formate per l’erosione delle acque del fiume Sentino che  passa a circa 40 metri sotto di noi, quindi la sicurezza è massima (anche in caso di terremoto, sia chiaro!)

Inizia una seconda fase decisamente più impegnativa: moschettoni alla mano, i passaggi sono da affrontare prima chinati e poi quasi appesi alle corde che nel frattempo sono state stese.

Anche scendere in nuove cavità con una scala a pioli presenta una certa difficoltà, ma nulla che possa impensierire… e poi iniziamo a sentirci un po’ più a nostro agio tra stalattiti e stalagmiti.
Il fango diventa un amico e chissenefrega se ci sporchiamo come quando eravamo bambini: anche questo è il bello dell’avventura!

Il top? 
Sederci tutti insieme su un pianoro e spegnere le luci dei nostri caschetti.
Rimanere fermi nel buio totale e nel silenzio, interrotto solo dal rumore distinto delle goccioline d’acqua che lentamente stanno già modificando quel che a noi pare immutabile.
Due minuti per ascoltare noi stessi, per dare valore a quel che siamo, alla natura che ci ospita, alle nostre emozioni.
E la consapevolezza che mio figlio sta vivendo con me quello stesso sentimento, quella stessa sensazione straordinaria è assolutamente bellissimo!

Francesco

E’ ormai ora di tornare indietro: adesso siamo quasi baldanzosi, ci pare di essere un po’ come Indiana Jones alla fine di una missione.

Arriva il momento di riprendere il percorso turistico: un breve lavaggio agli stivali per non sporcare le grotte e via, affrontiamo i turisti che affollano il sentiero come fossimo veri eroi.
Gli sguardi del resto sono tutti per noi: sporchi e soddisfatti, schiena dritta e sguardo fiero: noi sì, ce l’abbiamo fatta!

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